Pranzo a Mille, anche noi!

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Il Banco Alimentare si è inventato una nuova formula, in questo periodo di emergenza, per far sentire la sua vicinanza alle persone in difficoltà: un pranzo preparato da chef di Torino, da mangiare in sicurezza a casa propria, con l’aiuto nella distribuzione di volontari.  Anche noi siamo stati scelti, per 20 coperti e domenica 11 aprile, i nostri ospiti hanno potuto assaporare le prelibatezze preparate dallo chef Cesare Grandi, con attenzione alle diverse abitudini alimentari legate alla cultura: niente carne, ma verdura e pesce. L’organizzazione ha coinvolto molte persone nei giorni precedenti, anche tra di noi. Giovedì siamo andati a recuperare i prodotto non deperibili: le tovaglie, i fiori, i grissini, i libri, il caffè, il vino… già veniva l’acquolina in bocca! Il bello però si è svolto domenica 11, ovviamente.  Qui di seguito il racconto di Sara, famiglia affidataria, che quel giorno si è occupata del trasporto e della distribuzione del pranzo. Di lato invece le foto inerenti l’iniziativa. Peccato per questioni di spazio e di privacy non poterle mostrare tutte, ma vi assicuro che la condivisione delle tavole prima-durante-dopo sono davvero emozionanti.  Lontani, ma vicini nei gusti!

Silvia C.

 

Una domenica dal sapore diverso

La scorsa settimana un noto ristorante di Torino chef ha offerto a noi famiglie del condominio solidale un vero e proprio “pranzo della domenica”, un menù ricco e prelibato. Così, nell’attesa di assaggiare quel pasto saporito, un piovoso mattino domenicale ha assunto per molti di noi un sapore diverso e gioioso. Eppure di fronte ad un pasto così speciale la voglia di condivisione diventa ancora più forte. Apparecchiare la tavola insieme, tu metti le posate ed io i bicchieri, sedersi in tanti, condividere la gioia di quei sapori, guardando le espressioni di ognuno, mentre parole e sguardi di complicità scandiscono i gesti, riempiendoli di significato. Tutto questo manca. Manca troppo, è innegabile. Eppure c’è ancora molto, c’è ancora molto da apprezzare. Basta cercare, soffermarsi, riconoscere. Così, mangiando quel dolce al pistacchio da sola a casa, ho ringraziato le mani che l’hanno preparato e qualche giorno dopo incrociando per le scale una mamma mi sono fermata a parlare e tra i vari discorsi ho domandato: allora il dolce ti è piaciuto? Quale piatto hai preferito? E nel parlare di quel momento senza accorgerci abbiamo sorriso.          

Sara, famiglia affidataria


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