Il Natale secondo don Bosco 

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(dalla strenna di Natale 2017 di don Angel Fernandez Artime)

Ho visto in tutto il mondo Salesiani che difendono i ragazzi e i giovani dai tanti Erode dei nostri giorni. E che continuano a sognare, guidati dagli angeli, come don Bosco. Uno spettacolo così, i buoni torinesi del 1842 non l’avevano mai visto. Nelle eleganti vie del centro città, un gruppetto di ragazzi cantava una canzoncina natalizia e a dirigerli c’era un prete! La musica era un po’ ingenua, ma quei ragazzi la cantavano così affettuosamente da commuovere.

Don Bosco non aveva un posto per fare le prove di canto con i ragazzi e così le faceva per le strade. Quelle strade che i ragazzi conoscevano bene. Anche la canzone era stata scritta sul davanzale di una finestra. Quei ragazzi vivevano il Natale camminando, come i genitori di Gesù che avevano dovuto mettersi in viaggio e da Nazareth spostarsi a Betlemme. E là sperimentarono che cosa significa essere in terra straniera: per loro non c’era posto nell’albergo. Le case degli uomini erano chiuse per loro. Maria e Giuseppe condividono la sorte di molti profughi e lavoratori stranieri, che cercano una casa e vengono respinti, oggi come duemila anni fa. Anche i ragazzi di don Bosco cercavano uno spazio protettivo per poter crescere, lontano dai pericoli. Don Bosco lo cercò insieme a loro e impegnò la vita per trovarlo.


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