«Ecco. A l’è turna ura»

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Mia nonna, classe 1898, ci ha lasciati a 90 anni, nel 1988, ha vissuto la prima guerra mondiale con mio nonno al fronte, la seconda con mio nonno partigiano.

Da buona piemontese era riservata, ma amava raccontare episodi della seconda guerra mondiale in particolare. Una frase mi colpiva: sempre. Quando mi raccontava dei bombardamenti, vissuti da sfollata a Condove, paesino della bassa Valsusa, delle corse per cercare riparo, dei momenti vissuti nei rifugi antiaerei, delle bombe che scendevano a grappolo e delle esplosioni spesso vicine, mi diceva sempre che pensava al primo suono della sirena che pre avvisava gli attacchi aerei : “ecco a l’è turna ura” (ecco è di nuovo ora!). Stava a significare un po’ la rassegnazione, un po’ la consapevolezza, un po’ il fatto che ce lo si aspettava.

È esattamente la frase che è venuta in mente anche a me a fronte della nuova fase emergenziale in cui siamo appena entrati. La rassegnazione di fronte ad un virus non ancora debellato; la consapevolezza di cosa stia succedendo perché è la seconda volta in un anno; il fatto che ce lo si aspettava visto i comportamenti scellerati di molti non appena ci si è potuti muovere un po’ di più.

Anche per il condominio “A l’è turna ura,” siamo più consapevoli, molto rassegnati, ma anche molto più stanchi.

E chiudo citando un grande comunicatore, oltre che grande sportivo, Julio Velasco, «Non andrà tutto bene, andrà come noi faremo in modo che vada».

Andrea T.


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